La Cina ha costruito una scala mobile di 905 metri sul Yangtze Futuro Prossimo

La Cina ha costruito una scala mobile di 905 metri sul Yangtze Futuro Prossimo

I bangbang di Chongqing trasportano ancora carichi appesi a un bastone di bambù lucidato dall’uso, su e giù per le scalinate della città verticale. Ne restano pochissimi. A poche decine di chilometri, sul fianco delle gole del Wushan, una scala mobile lunga 905 metri adesso fa lo stesso mestiere: portare qualcosa in alto.

Solo che qui il carico sono i turisti, e il dislivello equivale a circa 80 piani di un palazzo. Si chiama Wushan Goddess Escalator, guarda sullo Yangtze, e il nome viene dalla leggenda della dea che si sarebbe trasformata nel picco che le sta sopra.

Ventuno tronconi, una scala mobile sola

L’impianto non è un nastro unico: sono 21 scale mobili messe in fila, fornite dallo svizzero Schindler, coperte da un tetto vetrato con parapetti trasparenti che danno sul fiume. Fa la media di poco più di 43 metri a troncone. Chi sale passa da una all’altra su pianerottoli, come in una metropolitana messa in piedi.

Alla velocità standard di questi impianti, mezzo metro al secondo, la risalita completa viaggia sulla mezz’ora abbondante, soste comprese. Il sentiero a piedi, per chi ha fiato e ginocchia, ne chiedeva molte di più. La differenza non è il tempo. È che adesso ci arrivano anche quelli che prima non ci sarebbero mai arrivati, e questo è il punto dell’intera operazione turistica delle gole.

I numeri del Wushan Goddess Escalator

Lunghezza complessiva 905 metri, dislivello pari a circa 80 piani, 21 unità firmate Schindler, copertura vetrata continua. Durante la fase di collaudo l’impianto ha movimentato circa 9.000 persone al giorno. Dettagli e immagini nel reportage di NeozOne.

Novemila al giorno, e la montagna resta lì

Quei 9.000 passeggeri quotidiani suonano tanti. In realtà una singola scala mobile commerciale, da sola, ne sposta fino a 6.000 in un’ora. In pratica l’intero flusso di una giornata di test passerebbe in novanta minuti scarsi di esercizio normale, su un impianto che di tronconi ne ha ventuno e che di energia ne consuma comunque tutti i giorni, pieno o vuoto che sia.

È la solita aritmetica delle grandi opere turistiche cinesi: si dimensiona per il picco della Settimana d’Oro e si convive con undici mesi di ferraglia che gira semivuota. Niente di scandaloso. Solo un conto che qualcuno paga.

Mi torna in mente una cosa che ho scritto parlando del robot che rinuncia alla facciata per correre meglio: l’ingegneria onesta è quella che accetta di sembrare brutta pur di funzionare. Qui succede il contrario. Il tetto vetrato, i parapetti trasparenti e la vista a picco servono a far dimenticare che sotto c’è una catena di montaggio per gambe altrui.

Il confronto più onesto, semmai, è con le soluzioni leggere tipo la turbina di alluminio e teli: lì il paesaggio si attraversa con poco, qui lo si incide per sempre. Scelte diverse, entrambe difendibili. La montagna è la stessa. Cambia solo chi può permettersi di guardarla, e quanto tempo gli serve per arrivarci.

Alle sette del mattino, prima dei pullman, la scala mobile gira già a vuoto sotto il vetro bagnato di condensa. Sul vecchio sentiero, cento metri più in là, un uomo sale con due secchi appesi al bastone. Lo ammiro, sinceramente.

L’articolo La Cina ha costruito una scala mobile di 905 metri sul Yangtze è tratto da Futuro Prossimo.

Architettura, cina, Scala mobile 

Correlati
Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.**I campi obbligatori sono contrassegnati con ***