Missione Artemis II, il conto alla rovescia più lungo della storia Futuro Prossimo

Missione Artemis II, il conto alla rovescia più lungo della storia Futuro Prossimo

La missione Artemis II della NASA è pronta a partire il 1° aprile dal Kennedy Space Center, e sarà la prima volta che esseri umani lasciano l’orbita bassa terrestre dal dicembre 1972. I quattro astronauti, dopo dieci giorni di viaggio e oltre 400.000 chilometri dalla Terra, non atterreranno sulla Luna: la capsula Orion farà un sorvolo ravvicinato, “sfiorandola” a circa 7.600 chilometri, per poi tornare a casa sfruttando la gravità lunare come fionda. Un po’ come provare l’autostrada prima di prendere l’uscita.

Nel frattempo il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen collezionano primati ancor prima di decollare: prima donna, prima persona di colore e primo non americano a volare oltre l’orbita terrestre.

Il razzo che torna sempre indietro

La missione Artemis doveva partire a febbraio. Poi a marzo. Poi il problema all’elio nello stadio superiore del razzo SLS ha costretto la NASA a riportare tutto nell’hangar, per la seconda volta. Sembra quasi un treno ad alta velocità che funziona solo in stazione. Il pattern è ormai familiare: durante Artemis I, nel 2022, una valvola di controllo dell’elio aveva bloccato tutto per cinque settimane. E il copione si è ripetuto anche stavolta: perdita di idrogeno durante la prova generale di febbraio, anomalia nell’elio il giorno dopo la quarantena dell’equipaggio e rientro del razzo nel Vehicle Assembly Building.

Alla fine, la Flight Readiness Review si è conclusa con voto unanime per il lancio il 1° aprile (che sarebbero le 00:24 italiane del 2 aprile), con cinque finestre di backup fino al 7 aprile. John Honeycutt, veterano NASA con 36 anni di programma SLS, ha ammesso con candore insolito per un funzionario dell’agenzia che il rischio della missione Artemis si colloca probabilmente tra 1 su 2 e 1 su 50. Una forchetta che autorizza più di qualche preghiera.

Missione Artemis
L’equipaggio di Artemis II

Lo scudo che preoccupa (e la soluzione controintuitiva)

Il dettaglio scomodo ormai lo conoscete: riguarda lo scudo termico della capsula Orion. Durante il rientro di Artemis I, il rivestimento in Avcoat (una resina epossidica ablativa) si è comportato in modo imprevisto: invece di consumarsi uniformemente, ha perso pezzi irregolari e si è crepato. La NASA ha indagato per mesi e ha concluso che il problema non era il materiale, ma la traiettoria di rientro. La soluzione? Esporre lo scudo a temperature più alte, ma per meno tempo. Otto minuti critici invece di quattordici. L’ex astronauta Charlie Camarda ha definito la decisione una pazzia. Altri, dopo aver visto i dati, si sono ricreduti. La missione Artemis II volerà con uno scudo sostanzialmente identico a quello crepato: la differenza sta tutta nella traiettoria.

C’è poi la questione geopolitica, che nessuno dice a voce alta ma a cui tutti pensano. La Cina prepara la missione Chang’e 7 per il 2026, con esplorazione del polo sud lunare e test della capsula Mengzhou per voli con equipaggio. L’allunaggio cinese è previsto entro il 2030. Se la missione Artemis non vola quest’anno, Pechino si presenta sulla Luna con risultati concreti mentre Washington è ancora ferma nell’edificio di assemblaggio.

Apollo e Artemis: stessa Luna, altra storia

Il confronto con Apollo è inevitabile, e non è gentile. La NASA impiegò otto anni per passare dal primo astronauta in orbita all’allunaggio di Armstrong. Artemis ha impiegato più tempo solo per far volare il razzo una volta senza nessuno a bordo. Il Saturn V di Apollo era più alto (110 metri contro 98), ma l’SLS genera più spinta al decollo. Il vero salto è un altro: Orion può ospitare quattro astronauti invece di tre, con due set di tute spaziali e sistemi di supporto vitale che nel 1968 sembravano fantascienza.

Il comandante Wiseman ha scelto un approccio del tutto personale al rischio: ha portato i figli a fare una passeggiata e ha spiegato loro dove si trova il testamento. Poi ha aggiunto che entrare nella capsula Orion sarà come infilarsi nel suo letto. Numeri che il cervello fatica a elaborare: Mach 39 al rientro, quasi 3 milioni di chili sulla rampa di lancio. Eppure la missione Artemis ha un vantaggio che Apollo non aveva: un sistema automatico di separazione che, in teoria, permette all’equipaggio di staccarsi dal razzo e tornare a casa in caso di problemi.

La Luna, intanto, continua a orbitare. Non ha fretta. Noi, a quanto pare, neanche.


Approfondisci

Se hai seguito i problemi tecnici della missione Artemis, qui su Futuro Prossimo ne abbiamo raccontato ogni fase: dai rischi cumulativi del programma ai rinvii causati dal sistema a elio, fino alla candida ammissione della NASA sull’incalcolabilità del rischio.


L’articolo Missione Artemis II, il conto alla rovescia più lungo della storia è tratto da Futuro Prossimo.

Spazio, Artemis 2 

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