Autovelox, stretta del MIT: solo mille omologati su 11mila, decreto notificato a Bruxelles

Autovelox, stretta del MIT: solo mille omologati su 11mila, decreto notificato a Bruxelles

La stretta sugli autovelox entra nel vivo. Su circa 11mila dispositivi informalmente rilevati in Italia, solo poco più di mille risultano realmente conformi ai requisiti di omologazione, meno del 10% del totale. È quanto emerge dal censimento avviato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha restituito per la prima volta un quadro trasparente e verificabile degli apparecchi in uso sul territorio nazionale.


Secondo i dati del MIT, appena 3.800 autovelox sono stati registrati sulla piattaforma telematica attivata a fine settembre per la trasmissione delle informazioni sui dispositivi. Di questi, solo poco più di mille “rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione in fase di adozione”. Le comunicazioni pervenute riguardano dunque circa un terzo degli apparecchi effettivamente installati sulle strade italiane.


Il censimento è stato reso possibile dall’obbligo imposto a enti locali e amministrazioni di inserire, entro due mesi, i dati relativi ai sistemi di accertamento utilizzati (marca, modello, tipologia, matricola ed estremi del decreto MIT di approvazione o di estensione) quale condizione necessaria per il loro legittimo utilizzo. In mancanza, i dispositivi avrebbero dovuto essere spenti.


Alla luce di questi dati, il governo ha notificato a Bruxelles la bozza di decreto del Ministero dei Trasporti sull’omologazione degli autovelox, nell’ambito della procedura TRIS che prevede una clausola di “stand still” di 90 giorni. Un testo atteso da oltre trent’anni, già trasmesso una prima volta nel marzo scorso e poi ritirato dopo le polemiche per ulteriori approfondimenti. La nuova versione, con poche modifiche, è stata inviata anche al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per il parere di competenza e potrà approdare in Gazzetta Ufficiale solo al termine dell’iter.


La bozza punta su un impianto tecnico-regolatorio che “sani” automaticamente alcuni modelli già approvati. “Sono 15, mentre tutti gli altri andranno spenti”, spiega Luigi Altamura, comandante della Polizia locale di Verona. Il testo è accompagnato da un allegato tecnico che va a disciplinare tarature iniziali e periodiche, verifiche di funzionalità, controlli di conformità sulla produzione, software di misura, gestione dei dati e limiti alle modifiche successive all’omologazione. Secondo il MIT, sui 3.873 dispositivi oggi censiti sulla piattaforma digitale, rispettano i criteri del decreto “poco più di mille”: in pratica, tre autovelox su quattro dovranno essere disattivati.


Il cosiddetto “caos autovelox” nasce dalla sentenza della Corte di Cassazione dell’aprile 2024, che ha stabilito la nullità delle multe elevate da apparecchi approvati ma non omologati, aprendo la strada a una possibile valanga di ricorsi da parte degli automobilisti. Uno scenario che continua ad alimentare il contenzioso, come dimostra la decisione del giudice di pace di Sanremo che ha annullato una sanzione del Comune di Ventimiglia e ha condannato l’ente per lite temeraria a due sanzioni da 500 euro ciascuna, rilevando che “continuare a opporsi sempre per gli stessi motivi a ricorsi fondati sulle decisioni della Cassazione costituisce un abuso del processo”.


Il decreto divide anche esperti e associazioni. Mario Gatto, presidente di Globoconsumatori, avverte che il testo potrebbe generare “valanghe di ricorsi”, perché l’omologazione “deve avere natura tecnico-pratica e non solo cartolare”. Sul piano giuridico, Leonardo Ferrara, professore di diritto amministrativo all’Università di Firenze, osserva che “un decreto non può discostarsi dal Codice della strada”, pena la violazione del principio di legalità, e che sul contenzioso “non cambierebbe molto rispetto a oggi”, se non sul piano procedurale.


Preoccupazione anche tra le associazioni dei consumatori. Secondo Assoutenti, “a fronte di migliaia di dispositivi installati sul territorio nazionale, sono poco meno di 1.000 gli autovelox effettivamente autorizzati dallo Stato”, una situazione che rischia di indebolire l’effetto deterrente. “Se passa il messaggio che le sanzioni possono essere facilmente annullate, il rischio concreto è che molti automobilisti si sentano ‘coperti’ e viaggino oltre i limiti di velocità”, avverte il presidente Gabriele Melluso, chiedendo l’apertura immediata di un tavolo di confronto istituzionale. Sulla stessa linea Giordano Biserni, presidente dell’Asaps: “Se viene meno l’effetto deterrente, le ricadute sulla sicurezza stradale saranno dirette”.

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