Il display dell’ascensore segna 433: è la profondità in metri sotto il granito di Olkiluoto, sud-ovest della Finlandia, dove l’autorità per la sicurezza nucleare STUK deve consegnare entro fine giugno il parere che sblocca la licenza operativa di Onkalo: il primo deposito geologico permanente al mondo per scorie nucleari (per la precisione: combustibile nucleare esaurito).
Le operazioni potrebbero iniziare a fine 2026, più probabilmente all’inizio del 2027. Sei decenni di studi, vent’anni di scavi, quasi un miliardo di euro per sigillare 6500 tonnellate di uranio in capsule di rame, calarle dentro fori scavati nella bentonite, e tappare tutto. Il piano è che resti là sotto per centomila anni.
“Onkalo”, in finlandese, significa cavità. Posto in cui nascondere le cose, nelle traduzioni più libere. Il nome è onestissimo: la Finlandia non sta trasformando le scorie nucleari, né le riciclando. Le sta letteralmente seppellendo. Il principio dell’intero progetto Posiva, la società pubblica che gestisce i rifiuti radioattivi del Paese, è che la roccia precambriana di 1,9 miliardi di anni che sta sotto l’isola di Olkiluoto rimanga ferma abbastanza a lungo da lasciare al combustibile esaurito il tempo di smettere di essere pericoloso. Il che significa: un periodo di tempo tre volte più lungo della storia scritta dell’umanità.
Come funziona la sepoltura definitiva delle scorie nucleari
Il sistema di confinamento ha cinque barriere annidate: le barre di combustibile esaurito, oggi raffreddate in piscine accanto alla centrale di Olkiluoto, verranno incapsulate in cilindri di acciaio e rame altamente resistenti alla corrosione.
Le capsule scenderanno nei tunnel a 433 metri di profondità e finiranno in pozzi verticali scavati nella roccia. Intorno, argilla bentonitica che si gonfia a contatto con l’acqua, sigillando ogni spazio. Sopra, un tappo di calcestruzzo armato.

Ogni galleria è lunga 300 metri. Quando l’ultima sarà piena, intorno al 2120, l’intero impianto sarà sigillato e abbandonato a se stesso.
Il sito è stato scelto anche per ragioni geologiche specifiche: si trova tra due faglie parallele distanti circa 800 metri. L’ipotesi è che, se durante una futura era glaciale dovesse verificarsi un sisma, l’energia si scaricherebbe lungo le faglie, risparmiando il deposito. Lauri Parviainen, chimico di Posiva, l’ha detto ai giornalisti che hanno visitato l’impianto: “se la bentonite resta al suo posto, siamo al sicuro”. La frase, presa come è, è precisa. Tutta la sicurezza del progetto sta lì dentro.
Scheda Progetto
Sito: Onkalo, isola di Olkiluoto, comune di Eurajoki, sud-ovest della Finlandia. Profondità: 400-430 metri. Capacità: 6500 tonnellate di uranio. Costo: circa un miliardo di euro. Operatore: Posiva Oy (controllata da TVO e Fortum). Licenza costruzione: novembre 2015. Licenza operativa: in valutazione, parere STUK atteso entro giugno 2026 (terzo rinvio). Fonte ufficiale: World Nuclear Association — Finland country profile.
Cosa dice STUK, e cosa non viene comunicato
Posiva ha presentato la domanda di licenza operativa il 30 dicembre 2021. STUK avrebbe dovuto consegnare il parere entro fine 2023. Lo ha rinviato a fine 2024, poi a fine 2025, ora a fine giugno 2026. Tre rinvii in tre anni. Nelle relazioni trimestrali, l’autorità è meno celebrativa di quanto trapeli dai comunicati. Cita “incertezze nell’esame del safety case, i cui effetti sulla sicurezza a lungo termine devono ancora essere analizzati”. E un dettaglio passato quasi sotto silenzio: Posiva ha sostituito il materiale argilloso previsto nei piani originari con un altro, e gli effetti del nuovo materiale sulla sicurezza a lungo termine del deposito sono ancora in valutazione. La bentonite citata da Parviainen, insomma, è una bentonite diversa da quella su cui sono stati fatti tre decenni di studi.
C’è poi la questione del rame. Nel 2012 un gruppo del KTH di Stoccolma pubblicò uno studio sostenendo che le capsule di rame non sono immuni alla corrosione come affermano Posiva e SKB svedese. Studi successivi hanno ridimensionato la preoccupazione, sostenendo che dopo 100.000 anni il danno da radiazione resta contenuto. Però è bene saperlo: l’intero modello di sicurezza del KBS-3, lo schema multi-barriera adottato da finlandesi e svedesi, dipende da due materiali, e su entrambi qualche scienziato ha alzato la mano. Sottolineo scienziato, casomai qualcuno che vivesse solo di certezze volesse dire che sono degli scappati di casa.
Cosa significa per chi viene dopo
La Finlandia è il primo Paese a entrare nella fase operativa di smaltimento geologico definitivo. Subito dietro arriva la Svezia con il bunker di Forsmark, progettato sugli stessi principi e per la stessa durata: 60 chilometri di gallerie sotto 500 metri di roccia, primi rifiuti previsti dalla fine degli anni Trenta, completamento intorno al 2080.
La Francia ci sta provando ma con un’opposizione locale che in Finlandia non c’è mai stata davvero. Negli Stati Uniti il dossier Yucca Mountain è fermo dagli anni Duemila. In Italia, il deposito nazionale slitta al 2039 e le scorie restano in Francia fino al 2040 per accordo bilaterale. La domanda “dove le mettiamo” resta aperta praticamente ovunque, mentre si pianificano nuove generazioni di reattori modulari che produrranno altre scorie.
Esistono percorsi alternativi: la vetroceramica anti-corrosione studiata in Canada, fino a cento volte più resistente del vetro borosilicato oggi in uso, oppure la trasmutazione in reattori veloci, o i pozzi profondi orizzontali. Nessuna di queste tecnologie è oggi al livello di maturità di Onkalo. Per ora, l’unica risposta su scala industriale è scavare un buco e sigillarlo.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: 1-2 anni per l’avvio delle prime operazioni di stoccaggio, 100 anni per il riempimento, almeno 100.000 anni di sigillo (l’unica scala che conta, e quella che nessuno potrà verificare).
Perché funzioni serve che STUK consegni il parere entro l’estate, che il governo conceda la licenza, e che la nuova bentonite si comporti per centomila anni come quella vecchia. Ne beneficeranno per primi i due operatori finlandesi che pagano il deposito (TVO e Fortum) e i contribuenti del Paese che hanno finanziato la ricerca attraverso il prezzo dell’elettricità. Le altre nazioni potranno trovare spunti interessanti per provare a replicare lo schema, ma non potranno sfruttare il deposito: la legge finlandese del 1994 vieta l’import di scorie estere. Ognuno si scavasse la sua cavità.
Resta una considerazione, sospesa fra ingegneria e antropologia. Il sigillo deve reggere oltre la durata stimata di qualsiasi lingua oggi parlata. Posiva ha studiato anche come segnalare il sito a civiltà future che non leggeranno né il finlandese né l’inglese: simboli, monoliti, archivi distribuiti. Onkalo, in finlandese, vuol dire cavità.
In quella che verrà dopo, forse, vorrà dire altro.
L’articolo Scorie nucleari sigillate per 100.000 anni: la Finlandia ci prova è tratto da Futuro Prossimo.
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